NewsGood morning Lex
Numero 4

21 Giugno 2021


Dl reclutamento, al via il piano assunzioni nella PA

 

 

Con il DL n. 80 del 9 giugno 2021 si è dato corpo ad uno dei pilastri su cui si fonda il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, , finalizzato a implementare e rafforzare il capitale umano della Pubblica Amministrazione. Il provvedimento, assegnato in prima lettura al Senato (S. 2272) ed articolato in 19 articoli, porta avanti l’obiettivo di definire percorsi veloci, trasparenti e rigorosi per il reclutamento dei profili tecnici e gestionali necessari ai traguardi prefissati dal PNRR e pone le premesse normative per la riforma della P.A. e della Giustizia, indispensabili al PNRR stesso.

Concorsi semplificati per le assunzioni a tempo determinato, contratti della durata di 3 anni e rinnovabili al massimo fino al 31 dicembre 2026, nuovo portale di reclutamento per l’inserimento di figure di alta specializzazione, istituzione di una apposita “riserva” nei concorsi per chi ha lavorato all’attuazione del PNRR, percorsi di mobilità verticale per il personale della PA, finalizzati alla valorizzazione delle conoscenze tecniche e delle competenze di carattere trasversale: sono queste alcune delle misure contenute nel decreto reclutamento.

In particolare, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto, sarà indetto un concorso per assumere 500 unità di personale non dirigenziale a tempo determinato, estensibili ad 800, da destinare alla gestione, attuazione e monitoraggio del PNRR. 335 unità saranno, invece, destinate alla transizione digitale di cui 268 nuovi esperti per il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio e 67 risorse per l’Agenzia per l’Italia digitale. Infine, per l’innovazione organizzativa della Giustizia è autorizzato il reclutamento di addetti all’ufficio per il processo: 16.500 unità nell’ambito della giustizia ordinaria, e 326 unità nell’ambito della giustizia amministrativa. Entrambi i contingenti saranno assunti in due scaglioni, con contratto di lavoro a tempo determinato.

 


Cybersicurezza, definita l’architettura nazionale ed istituita l’ACN

 

Il decreto-legge 14 giugno 2021, n. 82 introduce disposizioni urgenti in materia di cybersicurezza, definizione dell’architettura nazionale di cybersicurezza e istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN).

Il provvedimento completa la strategia di cyber-resilienza nazionale, avviata con la disciplina sul perimetro cibernetico, e accresce, attraverso la promozione della cultura della sicurezza cibernetica, la consapevolezza del settore pubblico, privato e della società civile sui rischi e le minacce cyber.

L’Agenzia opererà sotto la responsabilità del Presidente del Consiglio dei ministri e dell’Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica ed in stretto raccordo con il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica. Principalmente L’ACN sarà incaricata di:

  • esercitare le funzioni di Autorità nazionale in materia di cybersecurity, a tutela degli interessi nazionali e della resilienza dei servizi e delle funzioni essenziali dello Stato da minacce cibernetiche;
  • sviluppare capacità nazionali di prevenzione, monitoraggio, rilevamento e mitigazione, per far fronte agli incidenti di sicurezza informatica e agli attacchi informatici, anche attraverso il Computer Security Incident Response Team (CSIRT) italiano e l’avvio operativo del Centro di valutazione e certificazione nazionale;
  • contribuire all’innalzamento della sicurezza dei sistemi di Information and communications technology (ICT) dei soggetti inclusi nel perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, delle pubbliche amministrazioni, degli operatori di servizi essenziali (OSE) e dei fornitori di servizi digitali (FSD);
  • supportare lo sviluppo di competenze industriali, tecnologiche e scientifiche, promuovendo progetti per l’innovazione e lo sviluppo e mirando a stimolare nel contempo la crescita di una solida forza di lavoro nazionale nel campo della cybersecurity in un’ottica di autonomia strategica nazionale nel settore;
  • assumere le funzioni di interlocutore unico nazionale per i soggetti pubblici e privati in materia di misure di sicurezza e attività ispettive negli ambiti del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, della sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (direttiva NIS), e della sicurezza delle reti di comunicazione elettronica.

Il decreto-legge 82/2021, ora in fase di conversione in Legge, istituisce poi il Comitato interministeriale per la cybersicurezza (CIC) e prevede specifici poteri di controllo da parte del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR).

Infine, quale tempestivo adeguamento alla normativa europea, l’Agenzia assurge a Centro nazionale di coordinamento italiano, che si interfaccerà con il “Centro europeo di competenza per la cybersicurezza nell’ambito industriale, tecnologico e della ricerca” di recente istituzione, concorrendo ad aumentare l’autonomia strategica europea nel settore.


Verso l’addio definitivo alla plastica monouso per la salvaguardia dell’ambiente

 

 

Il Governo ha proseguito i lavori per la predisposizione di uno schema di D.Lgs. di recepimento della Direttiva 2019/904 sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente.

Il provvedimento, dal testo che si è avuto modo di visionare e che entrerà a breve in un Consiglio dei Ministri per l’esame preliminare, è volto, appunto, a recepire le misure formalmente adottate il 5 giugno 2019 dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea e riferite a prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana, nonché a promuovere la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, contribuendo in tal modo al corretto funzionamento del mercato.

Le misure si applicheranno ai prodotti in plastica monouso, ai prodotti in plastica oxo-degradabile, nonché agli attrezzi da pesca contenenti plastica. Rientrano nel campo di applicazione i prodotti in plastica fabbricata con polimeri naturali modificati o con sostanze di partenza a base organica, fossili o sintetiche ivi inclusi gli articoli in gomma a base polimerica e la plastica a base organica e biodegradabile, a prescindere dal fatto che siano derivati da biomassa o destinati a biodegradarsi nel tempo.

Per prodotti in plastica monouso si intendono i seguenti: tazze per bevande, inclusi i relativi tappi e coperchi e contenitori per alimenti, ossia recipienti quali scatole con o senza coperchio, usati per alimenti, compresi i contenitori tipo fast food o per altri pasti pronti per il consumo immediato.

Al fine di generare entro il 2026 una riduzione sostanziale del consumo dei prodotti di plastica monouso di cui sopra, invertendo le attuali crescenti tendenze di consumo, si prevedono Accordi di programma specifici tra MITE, MISE, Regioni ed enti pubblici, con imprese di settore, soggetti pubblici o privati ed associazioni di categoria

Tali Accordi sarebbero attuativi di specifici piani di settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi di rifiuti derivanti da prodotti in plastica monouso; di sperimentazione, promozione, attuazione e sviluppo di processi produttivi e distributivi e di tecnologie pulite idonei a prevenire o ridurre la produzione dei rifiuti derivanti da prodotti in plastica monouso ed ottimizzarne la raccolta ed il recupero, nonché promozione di prodotti alternativi riutilizzabili o compostabili; di modifiche dei cicli produttivi e riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo; di attività di informazione e comunicazione al consumatore e promozione di prodotti alternativi riutilizzabili; di attività di monitoraggio dei flussi di prodotti in plastica monouso immessi sul mercato, anche finalizzata all’acquisizione delle informazioni necessarie alla quantificazione della riduzione del consumo.


Agricoltura: la Camera approva, quasi all’unanimità, la valorizzazione delle Piccole Produzioni Locali

 

 

L’Aula di Montecitorio ha approvato quasi all’unanimità un provvedimento, d’iniziativa parlamentare, finalizzato alla valorizzazione delle piccole produzioni agroalimentari di origine locale. Si tratta del disegno di legge del senatore della Lega Gian Paolo Vallardi, già licenziato in prima lettura dal Senato a settembre 2019, e che ora, dopo un lungo intervallo causato anche dalla legislazione di carattere emergenziale dovuta alla pandemia, è stato varato con alcune modifiche dall’altro ramo del Parlamento e che dovrà quindi tornare al Senato per il via libera definitivo (S. 728-B)

L’obiettivo perseguito è quello della valorizzazione e promozione della produzione, trasformazione e vendita, da parte degli imprenditori agricoli e ittici, di limitati quantitativi di prodotti alimentari primari e trasformati, di origine animale o vegetale, ottenuti da produzioni aziendali e riconoscibili attraverso una specifica indicazione in etichetta. La nuova disciplina dispone che tali finalita’ siano perseguite nel rispetto dei principi della salubrità, della localizzazione, della limitatezza e della specificità. A questo scopo viene istituito il marchio delle piccole produzioni locali da commercializzare nella provincia e nei territori immediatamente adiacenti cercando così di porre anche un freno al problema dello spopolamento delle aree interne, alcune delle quali particolarmente svantaggiate. Il provvedimento sulle PPL giunge a breve distanza dall’approvazione delle norme sull’agricoltura contadina, anch’esse finalizzate a sostenere, aiutare, facilitare e deburocratizzare il più possibile le attività di un’agricoltura minore, che rappresenta peraltro la parte più consistente del mondo dell’agricoltura e del made in Italy. Come è stato sottolineato durante le dichiarazioni di voto a Montecitorio, “attraverso queste piccole produzioni si salvaguardano pezzi di tradizione, pezzi di storia ma anche la biodiversità. In molti casi, sono operatori, imprenditori e contadini che salvano importanti pezzi della tradizione del Paese, che la valorizzano, che diventano a loro volta, attraverso questa produzione, dei fattori attrattivi di un comparto molto più ampio che si chiama “agroalimentare” o, meglio, “enogastronomia”. Detto in altri termini, sono pezzi importanti di un tassello che fa dell’Italia una delle mete turistiche più importanti al mondo, certamente per il nostro patrimonio culturale e artistico ma anche – ce lo dicono le statistiche – per la nostra tradizione enogastronomica. Questo pezzo di mondo, proprio quello delle piccole produzioni locali, è assolutamente fondamentale”.

Il provvedimento, dopo un ulteriore passaggio al Senato, dovrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

 


Lauree abilitanti, licenziata in Commissione una delle prime riforme del PNRR

 

 

Le lauree diventano abilitanti, addio esame di Stato: “Giovani iniziano a lavorare un anno prima”

E’ stato approvato dalla Commissione Cultura della Camera il provvedimento sulle lauree abilitanti, presentato dall’ex Ministro dell’Università Manfredi e integrato all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (C. 2751) per cui dovrà necessariamente essere approvato entro l’autunno prossimo.

Rispetto al testo originariamente presentato che indicava espressamente le lauree direttamente abilitanti, il passaggio in Commissione, attraverso l’approvazione di diversi emendamenti, ha previsto che ogni ordine professionale italiano, se interessato, possa richiedere di far diventare il proprio percorso accademico di riferimento direttamente abilitante, andando a eliminare l’esame di stato successivo alla laurea che, invece, sarà contestuale alla consegna e all’esposizione della tesi. Nella versione originariamente presentata dal Governo Conte, l’art. 4 elencava una lista di professioni che potevano richiedere il passaggio, escludendo da questa facoltà le categorie non presenti. La lista è stata cancellata e, quindi, tutte le categorie potranno avanzare la richiesta in futuro. Il relatore, l’on. Manuel Tuzi del M5S precisa che questa possibilità varrà per tutti i corsi “che non hanno un tirocinio post-laurea”, mentre in parallelo prosegue la riforma dell’esame per altri ordini, come sta avvenendo per l’esame da avvocato.

L’intento è quello di procedere verso una più complessiva riforma dei percorsi di laurea e degli ordini professionali, velocizzando l’accesso alle professioni e, quindi, al mondo del lavoro.


 

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